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 STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986

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MessaggioTitolo: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Gio Set 03, 2009 1:05 pm

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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Gio Set 03, 2009 1:13 pm

<table cellSpacing=0 cellPadding=0 width="100%" border=0><tr><td colSpan=2>Per quasi una settimana la scena si ripete ed ogni volta Giorgio segna al suo attivo impercettibili ma fondamentali progressi: qualche minuto in più insieme, una maggior e confidenza e il tacito permesso e gradimento di quei fugaci incontri. E davvero innamorato, ne è certo, quei pochi minuti sono tutto per lui e sente che non può fare a meno della incantevole ragazza. La manina morbida dalle lunghe dita affusolate che riesce a trattenere ogni giorno per qualche attimo in più nella sua, lo esalta e passa ore e ore a scrivere ingenue poesie e a mettere a punto le tattiche successive. E la fortuna gli viene incontro: ha saputo di un provvidenziale sciopero dei professori e convince o,per meglio dire, costringe un riluttante Umberto ad accompagnarlo la mattina stabilita e, con il risolutivo aiuto di Anna, a recarsi tutti e quattro in via Caracciolo nella villa comunale, dove la giostra seminascosta fra il verde ed illeggiadrita dai fiori del circolo del tennis gli offre la possibilità di sedere accanto all'oggetto dei suoi sogni, nelle automobiline dell'autoscontro e, nella violenza degli impatti benedetti, sentire il fianco morbido accanto al suo, urtarle le gambe e cingerle con un braccio le spalle delicate mentre i capelli d'oro gli carezzano la mano.
Ormai sono amici e anche qualcosa in più, ma quando una mattina non vede Serena al termine delle lezioni, interroga Anna che gli rivela una circostanza che lo sconvolge. All'ora di entrata l'ex fidanzato di Serena l'ha bloccata e scongiurata di passare le ore di scuola con lui ed i due sono scomparsi. Ma eccola Serena, dall'angolo del vicoletto di San Sebastiano fa gesti ad Anna di avvicinarsi. Giorgio non si muove, un dolore profondo lo tormenta: allora Serèna è o è stata fidanzata! Come poteva pensare che bella com'è non lo fosse? Non gli importerebbe nulla se per lei sentisse solo un'attrazione fisica, ma lui ne è innamorato! Prova una gelosia folle, si fa forza e si avvicina. Anna scompare e rimane solo con la ragazza sul cui volto di angelo è scesa una nube: è triste e distante e
s 'incamminano insieme. Giorgio vuole assolutamente parlarle, sapere ogni cosa di lei e nella chiesa di San Domenico le confida dei dissapori con il padre e ora anche con la madre e i parenti, perché ha preso un indirizzo di studi che lo terrà lontano dall'azienda paterna. Le racconta anche la causa della sua decisione e i successi dei suoi studi che farebbero felice qualsiasi genitore, ma che invece lo fanno sentire un estraneo nella sua casa. Aggiunge che intende edificare il suo avvenire non condizionato dalla famiglia e che ci sono buone possibilità, fra un paio d'anni dopo la laurea, perché possa rimanere all'università come assistente. La sincerità, l'umanità e la tristezza delle sue parole e del modo con il quale le pronuncia sembrano conquistare il cuore di Serena. La mano si posa sulla sua e la voce melodiosa lo conforta e l'approva e poi più flebilmente gli racconta di quel ragazzo, dell'innocente fidanzamento e della mattina trascorsa solo a confermargli che non lo ama, né mai l'ha davvero amato e la sua era stata soltanto un'infatuazione di ragazzina. Se Giorgio la vede triste, aggiunge, è solo perché dispiaciuta di far del male a chi le vuole bene, ma lui deve anche sapere che appartengono a classi sociali diverse: il padre non è un industriale o un laureato come il dottor Parisio, ma un caposervizio dell'azienda tranviaria della città. Giorgio si sente rinascere: l'angoscia provata pochi minuti prima si è trasformata in un'intensa inarrivabile felicità. Che gli importa delle differenze sociali, delle difficoltà che il matrimonio può incontrare? Della severità e della mentalità all'antica della famiglia di Serena? Gli interessa solo lei e la loro felicità, il resto è nulla!
Il pomeriggio nella galleria del cinema di fronte all' università, Giorgio la bacia e prova l'ebbrezza di poter stringere a sé quel corpo che dolcemente gli si abbandona fiducioso. Dopo appena un'ora l'accompagna in via Duomo fino ad un centinaio di metri dalla sua abitazione.
Giorgio è ebbro di felicità e sente di amare la vita, la gente. La forza ricavata dal raggiungimento dell'obiettivo agognato che era sembrato sfuggirgli, lo rende più buono e tollerante con tutti, a patto beninteso che non gli si tocchi quel viso e l'anima d'angelo che la buonasorte gli ha regalato.
Che giorni meravigliosi, che pienezza di sentimenti, quanto è bello quando il cuore canta di gioia! Ogni mattina segna il rinnovarsi della letizia che pervade ogni fibra del suo corpo e della sua mente. Si alza presto e corre sullo scooter sgusciante per le strade affollate verso il suo amore. I pochi minuti trascorsi insieme prima che inizi la scuola lo appagano e le parole dei professori, che trattano di calcolo integrale, di quadriehe, di funzioni angolari, scandiscono i minuti e le ore che lo separano da Serena, e il ricordo del bacio dolcissimo colto furtivamente sotto un compiacente androne buio lo tengono calmo e attento alle lezioni che assimila con ancor più profitto del solito. Poi in biblioteca a studiare e di tanto in tanto fra i complessi calcoli, le lettere e i numeri muniti di esponenti sempre maggiori, traccia con grafia resa bella dall'amore il nome del suo tutto: Serena.
Ora all'uscita di scuola nell'antica piazza dagli edifici severi, ma illeggiadriti dal suo sentimento, è in prima riga e subito infila il braccio sotto quello sottile, morbido e delicato della sua ragazza e rapidi corrono verso il mare nei giardini che ricordano loro i primi contatti, le prime ore felici trascorse insieme. Passeggiano sotto gli alberi fronzuti e protettivi e, fra i fiori profumati che esaltano la primavera metereologica e quella ben più viva dei loro sentimenti, si baciano e si accarezzano approfittando di un tratto di ombra più intensa o dell'assenza di sguardi curiosi della gente così pronta a scandalizzarsi per gesti tanto naturali che sono un inno alla gioventù, alla speranza, alla vera vita. Poi di corsa verso via Duomo neII'ebbrezza dell'aria che investe rinvigorente il viso e scompiglia i capelli, con le braccia che cingono nella morsa più bella del mondo il torace, e il seno che di tanto in tanto si abbandona morbido sulla schiena e le labbra dolci e calde che sfiorano il collo. Un saluto frettoloso, mentre occhi colmi d'affetto inviano un messaggio che va ben più oltre di qualsiasi parola e la mirabile figuretta scompare nell'alone dorato del sole e dei lunghi capelli ondeggianti nel vicoletto di Donna Regina.
Qualche pomeriggio approfittando di un paio d'ore di libertà strappate al padre severo, s'infilano in un cinema e nd buio meraviglioso caldi baci e dolci carezze incendiano le guance e i sensi e ubriachi escono alla luce del giorno abbacinati dal movimento, dal rumore che non li riguarda, che non può entrare in quel pianeta che è solo loro.
Di sera, dopo aver ancora studiato, Giorgio si abbandona al sonno ristoratore allietato da sogni incantevoli.
E arriva giugno, l'aria si è ulteriormente riscaldata e i sentimenti vieppiù rafforzati. Serena indossa semplici camicette con le maniche corte e gonne di tela. Ha tolto le calze di nailon e la leggera peluria bionda la rende ancor più leggiadra per la delizia di Giorgio che non è mai sazio di carezzare la pelle vellutata, la carne morbida e soda che ricopre ossa piccole, minute, delicate come il volto dai lineamenti di una purezza infinita. Cosa valgono le elaborate toilettes della sorella, delle eleganti figlie degli amici del padre al confronto della leggiadria di quella ragazza di sogno? Che importa se magari la gonna è sempre la stessa cucita in casa o le camicette non sono di sarte famose? Che valore hanno i modi affettati e falsi di fronte alla spontaneità di quella ragazza ineguagliabile. Giorgio ne è pazzamente geloso e benedice i genitori di Serena che l'hanno abituata ad indossare anche con quel caldo un pullover, seppure di cotone che permette solo a lui di ammirare le membra da fenicottero. Qualche volta costretti a prendere un tram o un autobus il giovane crea una barriera con le braccia muscolose intorno al corpo amato che è e deve essere esclusivamente suo e guai se qualcuno la sfiora o si attarda ad ammirare i capelli, il volto o il corpo della sua ragazza. Ma giugno segna anche la conclusione dell'anno scolastico per Serena e l'inizio degli esami per Giorgio.</TD></TR></TABLE>
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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Gio Set 03, 2009 1:21 pm

Gli incontri si diradano, ma rafforzano ancora di più la passione che rende i due giovani pazzamente felici. Serena non ha telefono e appena può si precipita nella casa di vicini e con frasi convenzionali allieta Giorgio con la voce soave che risuona al suo udito come la più completa delle melodie. La ragazza è stata promossa alla seconda liceo, mentre Giorgio supera con l'ormai consueto trenta e lode l'esame di Calcolo Infinitesimale, ma per completare il suo programma deve ancora dare verso la fine di luglio Geometria Descrittiva e ciò costituirà un duro ostacolo per gli appuntamenti con Serena che si accinge alla partenza con la madre e il fratellino per l'abituale villeggiatura ad Ischia. Bisognerà stabilire nuovi rituali, appoggi, ore e luoghi e il giovane sente di odiare l'isola e il tratto di mare che lo divide da Serena e si tormenta al pensiero di occhi indiscreti e desiderosi che possono in sua assenza posarsi sul corpo di sogno.
Il telefono a gettone della cabina sui porto dell'isola verde inghiotte i pochi soldi della microscopica "settimana" della sua ragazza e le parole sono pronunciate in fretta nell'ansia dell'interruzione improvvisa che incombe continua, e son ben meno numerose dei baci scoccati da labbra frementi che si avvicinano al microfono quasi rappresentasse un lembo di pelle dell'amato. Lettere s'intrecciano e l'ora della posta diventa il punto di riferimento di giornate calde e laboriose. Le pagine fitte della cal-
ligrafia armoniosa vengono lette e rilette, accarezzate, baciate e accuratamente serbate nell'angolo più riposto del cassetto. A sera, mentre lo sguardo vaga sui mare illuminato da un pallido raggio di luna. dita frementi quanto accorte le raccolgono ed occhi inumiditi dall'emozione scorrono appassionatamente parole d'amore, magari banali che appaiono ben superiori a quelle dei più grandi scrittori di ogni epoca.
Finalmente (e non sono trascorsi sette giorni) uno dei bianchi vaporetti solca con estenuante lentezza il golfo su un mare piatto come una tavola che solo dopo l'alto e
roccioso Capo Miseno si increspa in onde lunghe, che trasmettono un continuo dondolio fino al porticciolo dell'isola di Procida che si presenta con le policrome case a ridosso del molo ingombro di pescherecci e di barche ricolme di grossi e profumati limoni. Il severo castello incombe dal promontorio a nord-est. L'impazienza au menta e rende Giorgio dei tutto indifferente all'agitarsi di tante belle ragazze in short e scollati prendisole cicalanti in lingua straniera che potrebbe comprendere, ma che non lo interessano. Ed ecco Ischia, le pinete folte fino al mare, le scogliere, il faro e il porto con lo stretto canale che immette nel pittoresco bacino. La banchina è affollatissima e la manovra di ormeggio sembra non terminare mai. Giorgio è a poppa nei pressi della passerella che gli consentirà di toccare terra e vede Serena. Come ha fatto a non distinguerla prima sia pure nella moltitudine dalla quale spicca come un brillante purissimo fra semplici sassi. E anche lei in pantaloncini corti e prendi-sole: la pelle bianca dorata dalla prima abbronzatura, la figura alta e snella e le gambe lunghe, affusolate, ben fatte e il viso dall'espressione angelica incorniciata dai capelli d'oro. Che sono quelle ragazze straniere in confronto a lei? Si precipita lungo la passerella e vola verso il suo amore che a stento riesce a frenare l'impeto, la voglia di stringerla a sé e di baciarla. Lo guida con la mano le cui dita accarezzano le sue per una stradetta che costeggia il porto fino ad un giardino quasi del tutto occupato da un bar e lì si lanciano l'uno nelle braccia dell'altra e si baciano con la forza dell'attrazione che ogni minuto, ora e giorno di separazione ha reso incontenibile. Ma Serena è preoccupata: è riuscita ad allontanarsi dalla madre e dal fratello con una gracile scusa e il tempo è trascorso veloce. Deve ritornare e indica a Giorgio il luogo del prossimo incontro e rapida si dilegua.
Il giovane, seguendo le istruzioni di Serena, si avvia verso la spiaggia. Non è molto larga, alcuni alberghi piccoli, ma ben tenuti vi si affacciano, qualche modesto stabilimento balneare con poche cabine e l'immancabile ristorantlno, i tavolini su un impiantito di legno protetti da una tenda e la cucina fumosa e angusta sul retro. Dovunque una selva di ombrelloni di ogni colore e sedie a sdraio di legno e tela. Prende una cabina e si spoglia lentamente e siede su un piccolo scoglio, mentre l'ansia per l'ormai prossimo comparire di Serena aumenta e lo rende nervoso. La sua ragazza appare e il costume le fascia il corpo moderno e perfetto e la spiaggia s'illumina di quella bellezza degna di ben altri scenari. Giorgio si maledice per il grasso accumulato durante l'inverno che lo fa sentire una misera cosa al confronto di lei. Eppure è alto, le spalle larghe. il torace ampio, le braccia e le gambe muscolose, ma ha la pelle ancora non abbronzata e il ventre leggermente adiposo.
Finalmente i giovani fanno il bagno e i natanti ancorati a qualche metro dalla spiaggia sono degli ottimi e provvidenziali paraventi. Giorgio e Serena nuotano affiancati nell'acqua tonificante e si distaccano dagli altri. Che bello stare vicini e poter parlare in libertà e illudersi di essere soli con tutto il mare a loro disposizione. Dietro una barca si baciano e la saliva si mescola con l'acqua salata e le gambe si intrecciano ed i corpi si toccano. Un silenzio incantato li avvolge dimentichi di tutto. Il brusio dei
Bagnanti, i rombanti motoscafi, le onde che urtano il legno, il tonfo ritmato dei remi nell'acqua si annullano e si perdono nell'aureola dorata dei capelli di Serena e nei suoi occhi azzurri.
Più tardi la pineta solitaria e odorosa li accoglie: mano nella mano percorrono i dolci pendii fra i tronchi scagliosi e rossastri e le chiome scure che si profilano nitide e nere contro il cielo limpido e simili a immensi, compiacenti ombrelli sembrano voler proteggere il lieto rincorrersi dei due innamorati, le parole d'amore scambiate a voce alta senza misteri, senza dover nascondere i loro sentimenti fra la gente curiosa, o nel buio di cinematografi dall'aria viziata o negli anfratti di androni vetusti. Sdraiati fianco a fianco sul tappeto di foglie aghiformi fra i cespugli del rado sottobosco riposano dopo le effusioni frementi e dolcissime, le guance arrossate, le labbra tumide, le mani appagate e me-mori. Ma il tempo è volato via troppo rapido e il battello riconduce Giorgio verso la città percorrendo il breve tratto di mare che gli appare più largo di un oceano, mentre il viso dolcissimo si sovrappone a qualsiasi altra visione.
I giorni trascorrono lenti. Giorgio non sembra accorgersi di nulla: a stento risponde ai famigliari, e nemmeno gli amici, i lunghi conversari con loro, le serate un po' folli lo interessano più e respinge inviti al mare, ad uscire insieme, a confrontare con loro la preparazione per il prossimo esame e rapido tronca le telefonate per correre nuovamente nella sua stanza a studiare e a pensare a Serena, a rivivere le ore meravigliose di Ischia. A casa comunica che quell'anno non andrà come al solito in montagna, ma all"'isola verde" e, puntuale, il giorno dopo il consueto trenta e lode anche in Descrittiva, con la vespa e la valigia sbarca per un preventivo accordo a Casamicciola, un piccolo centro ai piedi del monte Epomeo. La sua ragazza e lì più meravigliosa che mai: stretti pantaloni accompagnano le linee ineguagliabili 'del corpo flessuoso e l'abbronzatura dorata dà risalto agli ~ occhi azzurri. Una corsa frenetica sullo scooter li conduce fra vigneti incantati e il ronzio delle vespe laboriose sottolinea i loro baci e le frasi d'amore. E solo l'inizio di giorni magici che nulla può turbare: l'atteggiamento scostante e sospettoso della madre, la presenza quasi continua del fratello che viene elusa con stratagemmi geniali, il corteggiamento dei giovanotti della comitiva affrontati e scoraggiati uno per uno da Giorgio e infine il pedinamento da parte del padre messo sull'avviso da qualche deluso adoratore che coglie di sorpresa i due innamorati e rende necessaria una spiegazione e una specie di fidanzamento ufficiale, contrastato fino all'ultimo dalla madre che non vede di buon occhio la differenza di censo e di estrazione fra i due giovani.
Giorgio fa quindi il suo ingresso nella piccola e modesta abitazione presa in fitto dalla famiglia di Serena: due stanzette arredate sommariamente, ma allietate da finestre che fra le piante profumate di un giardino permettono di scorgere il mare non lontano e di avvertirne il sapore acre e il rumore dolce della risacca. La fanciulla al colmo della felicità e orgogliosa la sera nella rituale passeggiata lungo il centrale corso Vittoria Colonna può mostrarsi sottobraccio del suo ragazzo precedendo di qualche passo la madre e il fratellino. O preparargli succose cenette e sussurrargli parole d'amore, mentre distesi sulle sdraio godono il fresco della sera.
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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Gio Set 03, 2009 1:31 pm

Mamma e papà Resi hanno puntato tutto sulla figlia così
bella e studiosa e un buon impiego già l'attende subito dopo
la licenza liceale o, se lo vorrà, potrà continuare gli studi fino alla laurea. Temono i genitori per il fidanzamento trop-po precoce e Giorgio più volte li rassicura sulla costanza dei suoi sentimenti che non è inferiore a quella di Serena e sul suo desiderio che completi gli studi per poi decidere liberamente del suo futuro. Ma la sorte sembra già aver concesso troppo ai due fidanzati che sempre più si adorano e a settembre. quando Giorgio trascorre tutte le sere disteso ed appagato nella vecchia abitazione al secondo piano di vicoletto Donna Regina fra mobili antichi che hanno conosciuto tempi migliori e dalle dimensioni sproporzionate agli angusti ambienti, uno strano pallore si diffonde sul viso d'angelo. Il medico della mutua li tranquillizza e prescrive dei costituenti e in breve Serena sembra riprendere il colorito di sempre. Felici i giovani escono in compagnia del ragazzino e trascorrono lunghe ore nei caffé del lungomare o alla giostra in Villa, o si recano a cinema e la sera, con mamma e papà Resi in visita a parenti. Giorgio sempre più apprezza l'ambiente tanto diverso dagli spocchiosi amici di suo padre. Non vi è affettazione o lo stupido sfoggio di benessere e ricchezze, né l'assurda gara ad un tenore di vita freneticamente consumistico fra falsi sorrisi e la frasetta cattiva, ma una genuina ospitalità e il sincero piacere di stare insieme ed aiutarsi senza riserve.
Talvolta di domenica con l'Aurelia dei Parisio si recano al mare per godere gli ultimi giorni d'estate e, fra gli aranceti di Sorrento o le rocce scoscese della costiera Amalfitana, fanno bagni meravigliosi e poi in modeste trattorie pranzetti gustosi e genuini. Altre volte, dopo faticose azioni di convincimento o pretesti ben architettati, Giorgio e Serena sono soli e al cinema o in luoghi solitari e deliziosi danno sfogo alla passione che sempre di più li lega. Ma non minore è il piacere delle lunghe serate trascorse in famiglia, quando per essere appagati basta loro stare mano nella mano, scambiarsi tenere e lecite carezze, specchiarsi l'uno negli occhi dell'altra e, lasciati soli al momento di congedarsi, scoccarsi rapidi e tenerissimi baci.
Ma il pallore ritorna accompagnato da astenia e dimagramento. Il medico ordina esami di laboratorio: i globu li bianchi sono ben cinquantamila rispetto ai normali cmquemila e uno specialista è convocato in tutta fretta. Terribile la diagnosi, leucemia! Giorgio si sente impazzire:
con papà Resi si reca a parlare dall'ematologo che dà loro poche speranze e prescrive arsenico e cloramine. Il giovane non si arrende e fa il giro di medici di grido amici di famiglia e costringe con la forza della disperazione un luminare di Roma a venire al vicoletto Donna Regina. Altre cure vengono iniziate: rontgen-terapia, isotopi radioattivi e trasfusioni. Tuttavia Serena peggiora. Il viso così bello è pallido e consunto, il corpo dimagrisce a vista d'occhio e la milza e il fegato sono talmente ingrossati da creare due visibili gonfiori sui fianchi solo settimane prima così perfetti. La ragazza sembra aver capito e sorride incoraggiante a Giorgio e accarezza il volto del suo amore con infinita tenerezza, facendo finta di non accOrgersi del maldestri tentativi di scherzare. di conferire all voce un tono brioso e fatuo. Maschera i dolori ossei sempre più forti e tranquilhizza tutti nonostante le frequenti aritmie o le improvvise emorragie.
Trascorrono due mesi e Giorgio sembra un folle: parla da solo, piange e gioisce per qualche ingannevole miglioramento. Tormenta tutti gli esperti del settore e si reca a Roma, a Milano, a Zurigo con gli esami di laboratorio e le diagnosi scritte e dovunque la terribile sentenza.
Ormai Serena non lascia più il letto: il viso, il corpo sono scheletriti e le forze sempre più l'abbandonano e calmanti le donano qualche ora di tranquillità. Giorgio èormai perennemente nella vecchia casa e si adopera allo stremo per rendere i giorni tremendi il meno penosi possibile per la ragazza che gli è cara più di qualsiasi cosa al mondo, e vorrebbe trovarsi lui al suo posto. No, non ègiusto che una creatura tanto meravigliosa, ma non per il suo fisico, ma per l'animo bello e generoso, debba finire così. Ha solo diciassette anni Serena, diciassette anni! Perdio, perché!
I genitori sono improvvisamente invecchiati, e frastornati non sanno più cosa fare, il fratellino si aggira silenzioso
per le stanze appena due mesi prima così allegre, calme,
liete. Ma è proprio Serena a rincuorare tutti, perlomeno per qualche minuto e un sorriso,quanto differente dal suo radioso di prima. illumina il viso smunto con i grandi occhi azzurri e i capelli ancora belli. La mano diafana stringe quella di Giorgio e più volte fa introdurre nel mangiadischi le loro canzoni: "Troppo giovane" e "T'amo, t'amo, t'amo" e gli ricorda di Ischia, della pineta, dei bagni, e dei baci appassionati. La voce sottile si perde nelle parole della canzone che Nat King Gole sussurra melodicamente e l'orecchio di Giorgio si avvicina alle labbra quasi bianche che lo baciano con una tenerezza sconfinata.
Giorgio non può oltre resistere e si precipita fuori dalla stanza e piange come non ha mai pianto nella sua vita. Mamma Resi lo raggiunge, la povera donna gli dice che Serena lo vuole da lei. Giorgio si deterge gli occhi, le guance, si ricompone ed entra nella stanza. Il letto con la figurina smunta è lì in fondo oltre il tavolino ora ricolmo di medicine e mesi prima di libri di scuola. Si avvicina, Serena gli fa cenno di sedersi sui letto e di appoggiare il capo vicino al suo sui cuscino. Le teste si toccano, le dita si allacciano, poi la voce fioca gli mormora:
"Giorgio, mi devi fare una promessa."
"Quello che vuoi, amore mio..."
"Ascoltami bene e ricordati... "
"Sì."
"Io muoio, no, non dire no, lo so, lo ho sempre saputo... zitto amore... Ti voglio ringraziare per quello che hai fatto per me... no, non parlare.., so quanto hai sofferto e soffri... Io non ho paura, sai~ Mi hai regalato i giorni più belli della mia vita... mi hai fatto conoscere l'amore... quello vero. Ti amo, Giorgio, sei stata la cosa più bella che ho avuto.., grazie." Tace sfinita, le palpebre si chiudono sugli occhi azzurri, il respiro è affannoso.
"Tesoro mio, gioia mia, ma che dici, mi hai regalato il tuo amore, te stessa, tu che sei un essere meravìgiioso mi ami, io che non valgo niente..." la voce si spezza, compie sforzi disperati per trattenere le lacrime, trema tutto.
I grandi occhi lo fissano con espressione di dedizione
che mai più il giovane dimenticherà.
"Baciami, Giorgio, baciami." Si china sui volto adorato, un bacio brevissimo. Serena respira a fatica.
"Io voglio che tu viva, Giorgio... che studi come hai
sempre fatto.., che abbia successo... tanto, lo meriti e
puoi... Ti amo..."
Le palpebre si richiudono, il capo è abbandonato st1~ cuscini, un sibilo esce dalla bocca spalancata. Papà Resi corre a chiamare il medico. Le ombre della sera avanzano. Il sanitario è giunto e si prodiga. Serena ha perduto conoscenza. Tre figure la fissano impietrite. Il medico si avvicina e si allontana. La notte è giunta. Fuori dalla stanza parenti piangono. Giorgio non piange, è inebetito. Non capisce, non vede, non sente più nulla. Una mano lo scuote: è il medico, quanto tempo è passato? Fuori è sempre buio. Serena è morta. Anche il cuore di Giorgio è morto.
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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Lun Giu 21, 2010 12:58 am

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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Gio Giu 24, 2010 11:37 am

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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Dom Lug 11, 2010 12:44 am

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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Gio Ago 05, 2010 11:27 am

Bruno il tuo talento è 1 dono di Dio.........
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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Gio Set 02, 2010 6:30 pm

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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Mer Gen 19, 2011 12:50 pm

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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   Ven Giu 24, 2011 1:37 am

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MessaggioTitolo: Re: STRALCI CRITICI SULLE OPERE DI BRUNO COTRONEI dal 1979 al 1986   

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