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 AMORE DEI NOSTRI TEMPI: "L'INVERTEBRATO", racconto

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MessaggioTitolo: AMORE DEI NOSTRI TEMPI: "L'INVERTEBRATO", racconto   Mar Mag 26, 2015 7:13 pm

L'INVERTEBRATO
Una strana primavera che sembra estate: caldo, afa ed
un cielo basso, lattiginoso che opprime.
Andrea non riesce a lavorare , fissa svogliatamente le
pratiche sparse sullo scrittoio e pensa di accantonarle così
come ha finalmente deciso di fare per la sua storia con Pa-
trizia, anzi non proprio nello stesso modo perché prima o
poi dovrà tornare ad occuparsi delle pratiche, di Patrizia
mai più! Ecco perché strappa le lettere della fervida ragazza
in pozzetti microscopici che lascia cadere nel cestino. Ma,
inevitabilmente, l'occhio percorre i foglietti colmi di parole
e di emozioni, e ne evidenzia alcuni passi.
"...Ti desidero, Andrea. Desidero la tua voce, il tuo
respiro, le tue caldissime mani, le tue labbra, desidero i
tuoi pensieri, le tue parole, i tuoi gesti... Ho freddo,
Andrea, sono a letto e non riesco a riscaldarmi... eppure
dentro il desiderio brucia, arde di un fuoco inestinguibile
e sfrenato..."
"Come gocce d'acqua le tue mani scivolano sulla mia
pelle e dentro la tempesta infuria! Andrea: la mia passio-
ne, il desiderio, l'uragano, il silenzio e la quiete! Patrizia:
che sogna l'UOMO, il suo grande amore! Dove saranno
domani, non importa, ora lei ha tutto il 'mondo' nel suo
cuore e nella sua mente!..."
"Il foglio non mi parla, cosa dovrebbe poi dirmi? È la
tua voce che vorrei sentire, nient'altro.Parlarmi di tè,
parlare di tè, saziarmi di parole quando non ci sei, saziar-
mi di un pensiero indomito ed indomabile, sentirti den-
tro e fuori, vederti in ogni cosa, sognarti in ogni sonno,
respirare il tuo respiro, sapere che sei per me ed io per tè
IN OGNI ISTANTE!"
Ricopre i frammenti di carta con la cenere e le cicche
di due capienti portacenere, si alza, si versa da bere e
percorre nervosamente la stanza, sta per abbandonarla
quando il telefono lo richiama imperiosamente.
«Pronto?»
«Sono Alberto, professore.»
«Alberto chi?»
«Il ragazzo di Patrizia»
«Mi dica.»
«Mi scusi sa, ma ho visto Patrizia agitata e vorrei capi-
re cosa sta succedendo.»
«Lo chieda a Patrizia. Noi abbiamo già parlato una
volta mesi fa, mi sembra che lei debba trovare risposte
dalla sua fidanzata non da me.»
«Si, ma sa, poiché io sono un po' invertebrato, ho bi-
sogno di qualcuno che abbia...»
«Una spina dorsale da darle?»
«Appunto.»
«La cerchi altrove.»
«Senta, lei non può tormentare...»
«Non tormento nessuno, e stia attento a come parla!»
«Lasci in pace Patrizia!»
«Lei non m'impressiona affatto, lo sa?»
«Lo so.»
«Allora basta! Buongiorno.»
«No, no, non abbassi. Mi scusi se ho alzato la voce,
ma volevo pregarla seriamente di lasciare in pace Patri-
zia.»
«Non le ha raccontato che sono stato io a lasciarla e
che volevo che lei sapesse tutto? Insomma, cosa le ha
detto?»
«Che c'è stata questa storia e che lei è in possesso di
tante lettere che la testimoniano.»
«E allora?»
«Io non lo so.»
«Vedo che la difende nonostante tutto. Vuoi dire che
le vuole molto bene, e ne ho piacere per Patrizia.»
«Pensa che me ne dovrei vergognare? Le voglio bene,
sì. Può aver sbagliato, anche molto, ma...»
«Sa, ho per mesi avuto un certo senso di colpa nei suoi
riguardi perché venne da me e ne uscì umiliato nonostan-
te avesse tentato di attaccarmi, poi c'è ricaduto nuova-
mente. In fondo mi è dispiaciuto. Comunque mi sembra
che ora la questione possa considerarsi chiusa definitiva-
mente, o ha altro da dirmi? Se è così lo faccia subito.»
«No, io semplicemente spero che... poiché Patrizia lo
vive come un fatto traumatizzante... saranno i sensi di
colpa, sarà che la storia... Non ha un buon ricordo e
desidererebbe...»
«Sono convinto che Patrizia invece possa avere un buon
ricordo, ma sono sensazioni personali.»
«Perché? Mi faccia sentire anche l'altra versione.»
«Mi sembra assurdo, no?»
«Sì, è vero, ma spero che non ci siano code. Patrizia lo
desidererebbe... che non ci siano più telefonate...»
«Le telefonate sono state fatte da entrambi anche quan-
do per la malattia non ci si incontrava da molte settima-
ne.»
«Però non è che Patrizia le telefonava e le diceva: "Mi
manchi molto, sono ancora innammorata di tè." O diceva
questo?»
«Lei scende troppo nei particolari, ma perché lo fa?»
«Perché è importante, voglio capire bene la situazione.»
«Me ne rendo conto e mi calo nei suoi panni, però la
situazione non la può capire così. Senta Alberto, la sua
posizione è molto incresciosa. Vuole bene a Patrizia? e
vada avanti con lei! Le stia accanto e auguri. Ma non
scandagli troppo il fondo, non lo faccia.»
«Ma perché? Non è meglio avere una visione più chia-
ra?»
«No, comunque sono cose che deve chiedere a Patri-
zia, non a me.»
«Lei dice che aveva perso la testa... che comunque ora
prova soltanto disgusto e non vede l'ora di liberarsi...»
«Ma sono io che mi son liberato. E poi disgusto? Mi
sembra un po' troppo. Ricorda? l'aveva già detto mesi fa,
e non era vero. In ogni caso, Alberto, non vada troppo a
fondo, o lo faccia con Patrizia.»
«Lei mi ha fatto il quadro come se la tormentasse...»
«Ah, no! Questo no! Che Patrizia presenti il quadro
in questo modo non mi sta bene. Ho la buona abitudine
di non perseguitare nessuno.»
«Ora ha il terrore che lei voglia che anche i genitori
sappiano della vostra storia, come ha voluto che lo sapes-
si io.»
«Cosa c'entrano i genitori? Credo che per il mio scopo di
rendere definitiva la chiusura della storia basti lei perché, al
limite, la cosa può riguardare me, Patrizia e lei. Inoltre che
vada dicendo che io possa averle dato fastidio, in passato
od oggi, è tutto sbagliato. Patrizia ha avuto il suo intenso e
prolungato sbandamento. Ora sembra le sia passato e spe-
riamo che sia chiuso definitivamente. Poi lei è il fidanzato,
lei è l'uomo che le rimarrà vicino, e se la tenga cara lei!
Certo Patrizia è una gran bella ragazza che fa girare la testa.
La fa girare quando vuole farlo, e la fa girare. Allora diven-
tiamo tutti un po' meno di legno, no? Comunque la vicen-
da, per quanto mi riguarda, è definitivamente chiusa, come
d'altra parte era già chiusa.»
«Posso esserne certo?»
«L'altra volta mi fece la stessa domanda, e non le men- '
tii. Le dissi di sì, la guardai e sorrisi, e le risposi che
bisognava essere in due per certe cose. Ma ora è davvero
chiusa. Certamente non lo dico per quietare lei, ma solo
perché ne sono convinto e lo desidero in prima persona.
Per quanto la riguarda, però, deve tenersela ben stretta
perché è una splendida ragazza.»
«Mi perdoni, ma non c'è bisogno del suo consiglio...»
«Non è che voglia infierire su di lei, Alberto, ma non
l'ha fatto prima, lo faccia ora.»
«Quando è ricominciata la storia, nella seconda fase
dopo che venni da lei, è successo più per volontà di Pa-
trizia?»
«Di entrambi, come sempre, tranne che uno non vio-
lenti l'altra.»
«Mi perdoni, ma una bugia me la disse quando venni
a parlare con lei:che non eravate andati al di là di baci
cose del genere. Invece...»
«Ma è ovvio che mi attenessi a quanto le aveva detto
Patrizia. Se una bella ragazza si dimostra disponibile e le
dice continuamente di amarla, lei cosa fa? Per questo le
ho consigliato di starle molto vicino, perché lei, in fondo,
i è una brava persona. Qualche volta posso aver equivoca-
to, però ho la buona abitudine di non parlare male degli
assenti.»
«E l'invertebrato?»
«Ma l'invertebrato è di pochi giorni fa. Mi sembrava
un invertebrato perché non si occupava di Patrizia con
sufficiente attenzione. Sì, l'ho definita invertebrato, ma
ho aggiunto che lo avrei confermato direttamente a lei,
Alberto, alla prima occasione. Insisto, però, nel ribadirle
che il problema per lei è un altro: deve tenersi Patrizia
molto stretta perché è una donna molto provocante e di
uomini santi, con le ali, non ce ne sono poi tanti, sa?»
«Lei non crede di averla offesa, di averle mancato di
rispetto in certe occasioni?»
«In che senso?»
«Scusi, ma è un'idea mia che lei può averle detto: "Ora
ti viene tutta la purezza." In sostanza può averla accusata
di essere una... puttana.»
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MessaggioOggetto: Re: L'INVERTEBRATO, racconto Gio Gen 08, 2009 8:19 am Rispondere citando Modificare Eliminare questo messaggio Vedere l'indirizzo IP dell'autore
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«Il significato di puttana è alquanto lato. Innanzitutto
puttana è colei che si da a pagamento, no? Quindi con
Patrizia non c'entra niente. Nell'accezione comune inve-
ce significa una donna poco seria...»
«Allora ninfomane?»
«No, non credo che Patrizia sia una ninfomane. Posso
solo dire che qualche volta si fa travolgere dalla passione,
ma non so se le succede con altri.»
«Una cosa non ho compreso: perché Patrizia le diceva
che non veniva a letto con me. Per quale motivo? Perché
desiderava lei che lo dicesse, o c'era una situazione che
l'obbligasse a sostenere questa bugia?»
«Ah, non lo so se è una bugia...»
«E una bugia.»
«Senta, non voglio entrare oggi nella vostra intimità,
ma è quello che mi ha raccontato Patrizia. Mi ha raccon-
tato tante cose... Se è vero, se è falso, lo sa lei, lo sa
Patrizia. Con questa ottica ciò che racconta Patrizia di
me potrebbe essere falso.»
«Non l'ha mai messa di fronte ad una scelta? Che so
io: "O stai con Alberto o stai con me?"»
«Sì, l'ho fatto. Le ho chiesto di lasciarla una paio di
volte. In una accettò e in un'altra rifiutò... Ma, in sostan-
za, che cosa le ha raccontato Patrizia?»
«Mostra di avere ancora... cioè di soffrire molto per
questa storia, di essere in crisi. Si è messa a piangere, ha
detto: "Ci^sono state altre cose, io sto male, non ce la
faccio più"... è davvero tormentata. Sa quando uno pro-
prio non ce la fa più?»
«Lo so. Me ne rendo conto, questo fa male. Però tutti
noi siamo colpevoli quando succedono queste cose. In
fondo non ho nulla contro Patrizia. Ora lei sta così, lo so,
starà così, ma...»
«Io vorrei pregarla solo di questo: se Patrizia non ha
più intenzione o voglia di avere con lei nessun tipo di
rapporto, che venga lasciata, come lei — professore —
sembra abbia deciso, libera...»
«Senta, Alberto, lei sa che ho cinquantun'anni? Le
sembra mai possibile che io incominci ora a forzare le
persone quando non l'ho fatto nemmeno quando avevo
ventiquattro anni come Patrizia? E lei quanti anni ha?»
«Trentuno.»
«Non è più un ragazzino, ma è molto più giovane di
me. E anche se ha la sua brava esperienza, mi ascolti
quando le dico che è sempre la donna a puntare gli occhi
su di un uomo e solo allora fa accadere certe cose nono-
stante spesso affermi di essersi sentita "penetrata fin in
fondo dal nostro sguardo". Quindi quando lui insiste su
di una cosa che lei considera finita è un illuso, perché è
assolutamente inutile. Ciò che le ha detto Patrizia va in-
terpretato in questa chiave: avendo perso me, non vuole
perdere anche lei, e quindi falsa istintivamente certe cose.
Ora dipende da lei, Alberto, se vuole tenersi Patrizia o
no, son fatti suoi e non voglio interferire. Sappia che in
fondo desidero il bene di Patrizia, ma non voglio essere
tirato in ballo come il cattivo, perché anche la prima volta
sembrava fossi stato io lo stupratore, il tentatore e così
via. Quella volta non ho contestato l'immagine ed ho
appoggiato la strategia di Patrizia addossandomi tutte le
colpe. Ora non più. E chiaro? Non lo voglio fare più!»
«Ho capito, ha ragione. Un'ultima cosa: dalle ultime
teletonate con Patrizia, poteva ritenere che la storia aves-
se un seguito?»
\ «Sono domande terribili. Chi conosce veramente a
tondo se stesso e gli altri? Ora stiamo parlando fra di noi
e con pacatezza, e lei deve promettermi di non infierire
su Patrizia. Lei forse non sa che io avevo già chiuso que-
sta vicenda un paio di mesi fa prima che Patrizia si am-
malasse, ma lei ha continuato a telefonarmi ed a chieder-
mi di rincontrarci. Allora se sei uomo e Patrizia è indub-
biamente una bella ragazza, e se c'è stato tutto quello che
oggi sa ed altro, qualcosa può rinascere, e ci siamo riin-
contrati. E chiaro? Di solito sono abituato a mantenere
chiusa una storia che ho voluto far finire, però se si apro-
no degli spiragli suadenti... Ecco perché ho voluto, que-
sta volta che Patrizia la mettesse al corrente, così ora è
davvero finita. E una vicenda complessa questa.»
«In sostanza lei non ha nessuna intenzione di farle del
male?»
«Ma per l'amor di Dio. Le pare che voglia far del male
a Patrizia oltre ad averla lasciata?»
«Grazie! lei mi rassicura. È già un punto da cui rico-
minciare,^ una palingenesi. Ma precedentemente, quando
Patrizia s era rifiutata di lasciarmi, lei non l'aveva minac-
ciata di dirlo a me?»
«Sì, quella sera di gennaio quando Patrizia venne da
lei a confessare.»
«Pero dopo, quando avete ripreso, non è che lei »
«Esplicitamente solo quella volta, quando Patrizia le dis-
se quella mezza verità, ed ora per costringerla a parlare con
lei. Così finalmente lei è intervenuto seriamente ed abbia-
mo posto la parola fine a questa storia. Se lo avesse fatto
qualche mese fa, sarebbe stato meglio per tutti. La realtà è
che all' epoca lei avrebbe dovuto far chiudere la storia e
non lo fece. Per questo l'ho definito invertebrato.»
<nell affibbiarmi questo... Sa perché? Per il rapporto che
avevo con Patrizia, per me erano impensabili certe cose
Non mi sarei aspettato... Quindi le conseguenze, gli atti
che compivo erano la risposta ad una situazione che ve-
devo e che in realtà non era.»
«Per la verità, qualche volta ho pensato che lei imma-
ginasse che Patrizia ed io...»
<<Ma chi lo sa. Ognuno di noi è fatto in un certo
modo. Sì, più volte ho avuto la netta sensazione che lei
immaginasse, anche se quando la conobbi mi fece una
buona impresslone come essere umano, ma poi, da alcuni
fatti poteva sembrare che lei sapesse.»
<Non perche mi voglio giustificare di fronte a lei, ma ave-
vo un idea di quello che era successo e delle prospettive
future che mi sembravano inesistenti »
<zienza, quando mi si racconta che con Patrizia ha fatto
1' amore tré volte in cinque mesi, allora viene da pensare
che lei, conoscendo il temperamento della sua fidanzata,
non potesse non avere sospetti su di noi quando comun-
que sapeva che già qualcosa era accaduto »
«Ci sarebbe da interrogarsi sul perché di queste bugie>>
«Ah, perché queste bugie? Ora lei mi dice che è una
bugia, e gliela passo per buona, ma è ovvio che quando
fu raccontato mi sembrava una verità convalidata da
tanti fatti. Se e davvero una bugia, così come lei ha cre-
duto ad una cosa, io ne ho creduta un'altra. Ecco perché
quando Patrizia accettò di lasciarla, le dissi di attendere
perche mi era chiaro che Patrizia le volesse bene, ma come
ad un vecchio amico non ^ un amante-In tanti mesi ho
avuto la netta sensazione che provasse dell'affetto per lei
ma assolutamente non amore e tantomeno passione » '
«E' chiaro che oggi parlerò con Patrizia...»
«Non deve dirle queste cose.»
«Non lo farò, ma cercherò di farla parlare quanto più
è possibile.»
«Sì, pero non insista'troppo. Credo che a scavare in
fondo, che a tormentare una donna si ottenga soltanto
dolore. Lei deve soltanto decidere se lasciare Patrizia o
no. Se vuole rimanere con lei, meno sa meglio è.»
«Non sono d'accordo con lei su questo fatto. Penso
che abbia bisogno di dirmi tutto quello che è successo.
Di liberarsi, anche per sbloccarsi psicologicamente per-
ché lei ha, aveva, paura di raccontarmi chiaramente l'in-
tera storia. Ormai ho una prova grande così che Patrizia
ha cercato di sminuire le cose.»
«Lo fanno tutte le donne.»
«Ma avrebbe bisogno di sfogarsi, dire tutto. In sostan-
za di essere sicura.»
«Se va a finire bene, sì. Se non vi lasciate, va benissi-
mo. Ma se lei le vuole bene, se considera tutto quanto è
accaduto una grande sbandata irripetibile, ci metta una
pietra sopra e basta,»
«Mi scusi, ma mi sembra che lei semplifichi troppo sul
comportamento di Patrizia, e ne dia una risposta solo in
chiave sessuale.»
«Tutt'altro...»
«Secondo me è più complesso. Per poter capire cosa si
può essere scatenato nella mente di Patrizia bisogna co-
noscere bene la sua situazione , la vita che ha fatto fino a
quest'età, la sua famiglia, gli anni che è stata insieme a
me e tutto il resto. Per cui se vedo ciò che è successo
come un errore, lo posso capire e posso, diciamo, assol-
verla in un certo senso. Semplicemente perché credo che
per lei sia stata un'eccezione, cioè lei ha avuto questo
tipo di atteggiamento, questo sbandamento, soltanto in
questa occasione. Probabilmente perché rappresentava un
altro tipo di rapporto. È una ragazza che ha avuto poche
esperienze e quindi aveva bisogno di novità. C'era una
serie... tante di quelle cose, e non solo che si dava inten-
samente al sesso con lei perché era insoddisfatta sessual-
mente con me. Questo è assolutamente sbagliato.»
(CONTINUA)
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MessaggioOggetto: Re: L'INVERTEBRATO, racconto Gio Gen 08, 2009 8:22 am Rispondere citando Modificare Eliminare questo messaggio Vedere l'indirizzo IP dell'autore
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-
"Anche penso, pur non sottovalutando il sesso, che si
giunge ad intrecciare una nuova e complessa relazione
con altri solo quando nell'insieme di un rapporto ci sono
più cose che non funzionano e generano una profonda
insoddisfazione che, nel nostro caso, non attribuivo certo
alla sola sfera sessuale."
"Queste insoddisfazioni, che forse, sicuramente non
riguardano la sfera sessuale, sono... cioè, lei forse sempli-
fica attribuendo tutta la vita di una persona ad un rap-
porto di coppia. Forse i problemi di Patrizia potevano
anche eludere me. Sì, non voglio assolvermi. Magari pos-
so essere stato io, avrò anch'io delle colpe, probabilmen-
te ho provocato io il suo stato mentale che l'ha portata a
fare certe cose che le hanno dato più dolore che altro.
Può darsi, però voglio dire: saranno stati anche altri fat-
tori, altre cose. C'è tutta la vita di una persona che deter-
mina ad un certo punto un corto circuito mentale, come
quello che ha avuto Patrizia. Ma non significa che dipen-
da da insufficienze di tipo sessuale o d'altro tipo del suo
rapporto con me."
"È sempre un insieme di motivazioni. E tutto si evi-
denzia quando salta fuori qualcuno al di fuori dalla pro-
pria sfera abituale e che può piacere. Ecco che nasce la
trasgressione. Però, tornando a lei, Alberto, dovrà essere
più partecipe ai problemi di Patrizia che, ad esempio, mi
ha raccontato delle sue difficoltà di convivenza nell'am-
bito della famiglia. Avrebbe quindi bisogno di una perso-
na forte vicino perché lei vuole davvero potersi affidare.
Allora una maggiore presenza in tutti i sensi da parte sua
sarebbe auspicabile, Alberto."
"Lei sta sostenendo una cosa che è, secondo me, abba-
stanza irrealizzabile, cioè che due persone possono darsi
la felicità, darsi tutto ed essere contenti. A volte i proble-
mi esterni sono talmente gravosi che due persone, per
quanto intelligenti e forti, alla fine debbono comunque
fare i conti con la realtà."
"Assolutamente non ho detto questo. È fin troppo
ovvio che il mondo esterno influenza anche la vita e la
felicità di una coppia, però questa deve fare di tutto per
non aggiungere altri problemi a quelli esterni. Ciò nono-
stante è fin troppo vero che ogni coppia accusa qualche
defaillance..."
"Ecco, non è che la coppia sia la custode di tutti mali,
soprattutto se i problemi sono molti. Se già esiste uno
scontento non è detto che risieda in questo rapporto."
"Sì, però è la prima cellula. Nel rapporto di coppia se
poi uno ci rimane male, come è ovvio, quando capita una
storia come la nostra, bisognerebbe evitare incompren-
sioni e scontentezze. Perché se il rapporto è forte non
avviene e le altre frustrazioni esterne non si scaricano in
questo modo. È proprio la coppia che deve essere in gra-
do d'assorbirle o di attenuarle, ha capito? Questo e il
nocciolo."
"Patrizia ha detto di non sapere che cosa fosse succes-
so a se stessa ..."
"In conclusione la vicenda è veramente chiusa. Non
dico che mi faccia del tutto piacere, ma soltanto che ne
provo sollievo perché, pur avendo dato a Patrizia e a me
momenti bellissimi, ci ha caricato anche di tanto stress.
Ah, sa cosa ho notato?, ed è l'ultima che le dico, che
Patrizia è molto egoista ad eccezione di certe ben deter-
minate situazioni. Ma la sensazione che ho avuto nell'ar-
co della nostra storia è che lei la batta, in egoismo di gran
lunga. Se così fosse, e se è vero, come credo, che lo non
lo sono, la sua posizione, Alberto, ne è stata penalizzata,
e questo le fornirebbe un'ulteriore chiave di lettura della
vicenda."
"Torno a pensare che lei voglia restringere i termini
della questione su certe cose che non possono spiegare
tutto. Per quanto riguarda l'egoismo, dovrebbe innanzi-
tutto chiarire che cosa intende, quale teoria della perso-
nalità..."
"Lei ha il difetto di voler fare troppa cultura su tutto.
Sia un po' più spicciolo."
"Sì, ha ragione. Sull'egoismo nella coppia, cioè due
persone che stanno insieme ed una delle due è egoista,
bisogna valutare che vita fai, che cosa pensi nella giorna-
ta, che cosa fai la sera, qual è la tua vita materiale. Poi
puoi dire se sei egoista. Tutti fanno i conti ogni giorno
con le proprie contraddizioni, con i problemi materiali
che magari lei non ha perché ha alle spalle una sicurezza
economica che si è costruita. Magari è merito suo, sarà
merito di quello che ha avuto in dono, vuoi dalla natura
perché è una persona intelligente, vuoi invece da qualche
altra cosa. Forse erano intelligenti anche i suoi, e questo
l'ha favorito. Quindi una serie di problemi giustamente
non se li pone, non se li può porre. Di conseguenza lei
tende a psicologizzare un po' troppo i termini della que-
stione, e quindi ad attribuire etichette di tipo psicologico
che sono solamente la conseguenza di tanti altri fatti. Se
ci riferiamo alle difficoltà della nostra vita che lei, per
fortuna sua, non ha..."
"Chi non li ha o non li ha avuti. Questa volta è lei che
tende troppo a semplificare e ad identificare i problemi
come provenienti principalmente da una sola matrice che,
a quanto so, nemmeno lei può avere in forma esasperata.
Anni fa tenni una serie di conferenze, di cui Patrizia ha
testi, che riguardavano l'inserimento nella vita lavorativa
e che prendevano spunto anche da esperienze autobio-
grafìche. Ebbene i problemi connessi a quella delicatissi-
ma fase della vita ci sono sempre stati, anche se oggi,
bisogna ammetterlo, sono più gravosi perché c'è più con-
sumismo, più esigenze, più pretese, più diplomati e più
laureati. Insomma più tutto."
"Quando dice che prima, anche se meno di oggi, era
difficile sfondare, fa un ragionamento che prende come
dati di partenza dei fattori soggettivi psicologici. Io la sto
invitando a riflettere, anche se penserà: questo vuoi dare
dei consigli a me che sono..."
"No, nel modo più assoluto, i consigli li accetto da
tutti ed ovviamente anche da lei che è uno studioso, ma
i dati di partenza della mia indagine sono stati, è vero,
soggettivi, ma immediatamente si sono ampliati e le con-
clusioni sono state tratte da dati del tutto oggettivi."
"Sicuramente, scusi, ma, se mi consente, sarebbe utile
porsi i problemi, ciò che succede, cosa determina i com-
portamenti, gli atti, la vita di un individuo, non solo in
chiave psicologica, ma anche rispetto ad una serie di altri
fattori. Questi sono molto più complessi per cui la nozio-
ne di egoismo non è che qualcosa di riduttivo per spiega-
re quel comportamento delle persone."
"Sì, ma io arrivavo solamente al terminale, sa? Perché
e ovvio che queste cose le so anch'io. E lei forse ha ragio-
ne, pero semplifico altrimenti, se andiamo troppo a cesel-
lare poi non ne usciamo più. Riusciremmo solo a fare un
bei dibattito su questo, ma ora dobbiamo per forza ap-
pianare, ha capito? Posso fare una discussione con lei di
dieci ore sull'argomento e, forse, ci arricchiremmo en-
trambi. Nella realtà di questa situazione, quando uno dice
egoista deve attenersi all'accezione comune del termine,
che significa una persona che pensa più a se stesso che
agli altri. Allora sul perché poi si agisca così, è chiaro, ci
sarebbe da risalire a monte: conoscere bene il soggetto, il
suo ambiente e il resto. Ma non è questa la sede adatta
per analizzarli. Solo come conclusione le dico di aver
dedotto, da alcune cose raccontatemi da Patrizia, che lei,
Alberto, è egoista e di quanto Patrizia ne soffrisse. In me
invece ha trovato una persona che - nell'accezione co-
mune del termine - forse è meno egoista. Probabilmen-
te perché ho già valicato quegli ostacoli che lei, Alberto,
per l'età non ha ancora superato."
"Mica solo per l'età. Scusi se la contraddico un altra
volta, nemmeno credo che sia per questo. L'età è solo un
fattore incidentale per cui non ho superato, non ho anco-
ra superato..."
"Certo. Volevo essere gentile."
"La ringrazio, ma è proprio un qualcosa che sta alla
base delle difficoltà che posso avere io come una persona
che ha avuto una sua storia individuale , comunque dif-
ficilmente accomunabile a tante altre. Per cui, se per cer-
te cose posso ricadere in dei comportamenti di tipo ego-
istico, non vuoi dire che lo sia il tipo psicologico del-
l'egoista..."
"Forse non se ne è accorto, ma quando parla di storia
individuale, d'altra parte come tutti, ricade nella psicolo-
gia. Comunque, scendendo proprio terra terra, sa cosa
mi ha meravigliato? Che lei, nei giorni in cui Patrizia
andava al Policlinico per quella dolorosissima terapia, non
l'accompagnasse. Così, oltre al trauma, doveva sopporta-
re l'attesa di un taxi o la fatica di lunghe camminate.
Questo avvalorava certe ipotesi negative..."
"Se ne è lamentata?"
"No, ero io che glielo domandavo, e si sentiva che era
delusa. Ritengo che avrebbe dovuto mandare ogni altra
cosa a quel paese pur di accompagnarla."
"Quelle due o tré volte c'erano dei motivi per i quali
non l'ho fatto. Ma Patrizia le ha detto che non potevo
proprio? Invece tante altre volte l'accompagnavo per le
visite."
"Non è la stessa cosa."
"Però lei, professore, aveva un pregiudizio o una pre-
disposizione per pensare male di me."
"È ovvio, come lei aveva un pregiudizio verso di me.
Che scoperta! Mi sembra più che normale. È lampante
che noi non pensavamo tutto il bene l'uno dell'altro. Però
siamo due persone che ragionano molto, lei forse anche
troppo, e, quindi, ad un certo momento ci diamo una
regolata su questo malpensare, no? È conseguenziale che
noi, essendo abituati ad osservare una cosa da più ango-
lazioni, riusciamo poi a capire quanto sia ingiusto il giu-
dizio prefabbricato. Quindi io, obiettivamente e cercan-
do di scorporarmi da certe situazioni o vicende, sto pun-
tualizzandole certi fatti come contributo a farle compren-
dere qualcosa in più. Ha capito, o no?"
"Sì, si, ho capito."
"Ora, Alberto, credo che abbiamo sviscerato ciò che si
poteva. Cerchiamo di tenere circoscritta a me, lei e Patri-
zia questa vicenda. Per quanto mi riguarda, ed è una mia
libera scelta, sia ben chiaro, questa storia finalmente si
chiude."
"Forse questa telefonata?"
"Sì, l'ho già detto, sancisce una chiusura già avvenuta.
Questa telefonata è più importante per Patrizia che per
me, ed io, proprio per Patrizia, in fondo l'attendevo da
mesi. Perché dentro di noi c'è sempre qualcosa che si
dibatte per una vicenda che, da una parte, è molto bella
e, dall'altra, è molto stressante. Ed è traumatizzante per
tutto un mondo che c'è intorno a noi e che, tutto somma-
to, ci è molto più caro. Ha capito, Alberto, qual è il pro-
blema? Quindi questa conversazione, che è il corollario
di una chiusura già avvenuta, mi da l'occasione per dire:
"Sul nome di Patrizia metto una croce," Augurando, però,
a Patrizia tutto il bene possibile. Ma con lei non mi tiri
più in ballo."
"Ho capito, il problema è ormai solo fra me e Patri-
zia."
"Ora con con lei non vada a scavare troppo e le stia
più vicino. Lei, Alberto, per certi versi è una persona
notevole. D'altra parte le donne sono così, sono strane
per tutti noi. Se vogliamo tenercele, in fondo, dobbiamo
agire in un certo modo oppure chiudiamo, le pare?"
"Certo, ma non credo che arriveremo a chiudere. C'è
una base abbastanza..."
"Però io credo che la base..."
"Assolutamente non pensi che prenda quello che c'è
stato in maniera filosofica o iperrazionale..."
"No, lei deve prenderla come un uomo. Ma un uomo
che ragiona."
"Non è che io sia freddo rispetto a questo fatto. Non
vorrei darle un'altra volta l'immagine di invertebrato.
Cerco di farmi una ragione e cerco innanzitutto di mi-
gliorare là dove sono nate delle esigenze da parte di Pa-
trizia, certi sbandamenti e cose del genere. Capire perché
sono avvenuti e fare in modo che non accadano più."
"Va bene, e stia in gamba!"
"Va bene."
"Arrivederci."
"Arnvederci."


E'difficile dirti ciò che mi sento dentro, ma dal momento che
volevi conoscere'quali sono stati i miei sentimenti per
tè, ho cercato di vedere dentro di me.Tutti i mesi trascorsi
insieme sono stati bellissimi ed io ti ho amato sul serio
non ti ho preso in giro, ma condizionare il tuo futuro sicuro
nella prospettiva di un nostro futuro molto incerto, questo
proprio non mi sentivo di farlo. Quello che io sento dentro
ripensando ai giorni trascorsi, puoi anche non crederci ma è
vero, mi fa star bene per averli vissuti e per averti
conosciuto.ma, al tempo stesso, mi da malinconia perché mi
manchi. Ma la serenità che c'era prima e che era condizione
abbastanza favorevole ai nostri incontri potrà esserci
ancora? Non chiedo che tu pensi bene di me, non sarebbe
giusto da parte mia. Mettendomi nei tuoi panni anch'io
starei male.ma tu mi hai chiesto di far luce dentro di me.
Non è che sia riuscita perfettamente, ma sono sicura di una
cosa:che ti ho amato e che sarà difficile dimenticarti e
vorrei che vivessi la tua vita in pace. Questo lo voglio
tanto, eppure ogni volta che apro bocca combino guai. Come
sono sicura che non sono stata falsa con tè e vorrei che tu j
ci credessi e in fondo sono in pace con la mia coscienza.
Patrizia
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AMORE DEI NOSTRI TEMPI: "L'INVERTEBRATO", racconto
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