BRUNO COTRONEI, I SUOI LIBRI, I SUOI SUCCESSI
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 LA MIA AMICIZIA COL GRANDE SCRITTORE DOMENICO REA!!

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Bruno
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MessaggioTitolo: LA MIA AMICIZIA COL GRANDE SCRITTORE DOMENICO REA!!   Lun Giu 04, 2012 11:46 am



[size=18]DOMENICO REA è indubbiamente uno dei più grandi scrittori del NOVECENTO, presente in ogni antologia, tradotto anche in Cina e in URSS, esaltato nelle più importanti enciclopedie, premio Viareggio e premio Strega, rappresentato nel cinema con NINFA PLEBEA da una nota regista.

Lo avevo conosciuto di sfuggita in qualche mostra d'arte ed avevo letto le sue splendide opere. Quando nel 1981 il mio romanzo L'INSERIMENTO fu pubblicato nella prstigiosa collana I GIORNI delle editore SUGARCO, gli telefonai per chiedergli una presentazione e mi sentii rispondere: "Che bisogno ha di una mia presntazione quando la sua opera esce con un editore importante come Sugarco?"

Passarono degli anni senza più nè sentirci, nè incontrarci, ma quando nell'83 un altro mio romanzo MISERABILI! (poi diventato CONTRAPPUNTO BORGHESE) doveva essere pubblicato dalla prestigiosa casa editrice Marietti che usava far accompagnare il libro dalla presentazione di un importante studioso di letteratura mittleuropea, mi sembrò più giusto farmi presentare da uno scrittore meridionale e meridionalista e ritentantai con REA a mezzo di un comune amico giornalista. Rea , si risevò di accettare e, una volta letto il dattiloscritto, disse all'amico accettando:"Cotronei è scrittore, è scrittore!" e stabilì di leggere la presentazione nel corso di una cena dove, assiso a capotavola, incominciò a leggere ciò che aveva scritto sul mio romanzo e , alla fine, si rivolse a me chiedendomi: "Ti sei sentito letto?". Stupefacente come Rea era riuscito ad entrare sia nei contenuti che nella forma e come magistralmente l'aveva messo su carta!

Mi alzai, lo abbracciai e lo ringraziai e da allora in poi divenimmo grandi amici.

Non c'era settimana che non ci ncontrassimo per cenare insieme con le rispettive consorti e con altri amici e quasi non c'era giorno che non ci scambiassimo telefonate e momenti di gioia o di sconforto legati ai nostri libri.

Quando REA (per gli amici MIMI'), scrisse e pubblicò NINFA PLEBEA, si precipitò di sabato sera a portarmi la prima copia e già il lunedì mattina alle otto, mi telefonò per avere il mio giudizio, e grande festa facemmo, insieme alle nostre mogli e alle nostre figlie, quando la sua opera vinse più che meritatamente il Premio Strega e quando, mesi dopo, Lina Wertmuller lo volle tradurre in film.

Però il sovraccarico di lavoro che le tante presentazioni, conferenze, oltre alle numerosissime collaborazioni, che gli chiedevano avevano seriamente affaticato il fisico del grande scrittore, già in precedenza minato da scompensi cardiaci, e qualche tempo dopo REA fu colto da un ictus che lo portò alla tomba fra il rimpianto degli amici e dei lettori fra i quali il direttore del quotidiano IL MATTINO che gli dedicò un grande articolo in prima pagina intitolato: NU' DIE E SCRITTORE!

E MIMI' ha lasciato anche in me un grande rimpianto perchè un amico sincero come lui è difficile trovarlo.

Qui ho voluto ricordarlo con queste poche e scarne parole..

Bruno Cotronei



Domenico ReaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: navigazione, cercaDisambiguazione – Se stai cercando l'omonimo pittore, vedi Domenico Rea.

« Nacqui che il mondo era antico »(dalla raccolta di poesie L'altra faccia 1965)

Domenico Rea (Napoli, 8 settembre 1921 – Napoli, 26 gennaio 1994) è stato uno scrittore e giornalista italiano.

Indice[nascondi]

1 Biografia
2 Tematica
3 Opere
4 Onorificenze
5 Note
6 Voci correlate
7 Altri progetti
Biografia [modifica]Domenico Rea nasce a Napoli l'8 settembre 1921, da Giuseppe, nato a Nocera Inferiore il 27 gennaio 1879, e da Lucia Scermino, nata a Torre del Greco il 29 settembre 1880; ha due sorelle maggiori, Raffaela e Teresa. La famiglia si trasferisce subito a Nocera, dove la madre esercita la professione di ostetrica. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Nocera Inferiore, che molti erroneamente credono sua città natale, ma dov'è, però, sepolto. Dopo un breve soggiorno a Milano, si stabilisce, con la famiglia, definitivamente a Napoli a partire dal 26 marzo 1952. Il 20 agosto 1949 a Napoli aveva sposato Annamaria Perilli (nata a Napoli nel 1923), da questo matrimonio nacque una figlia, Lucia.Conclusi gli studi regolari, dedica molto del suo tempo a collaborare ai giornali locali, osservatore partecipe e attento ai problemi della sua città. La sua facilità nel narrare lo portano giovanissimo a scrivere i primi racconti, che vengono pubblicati tra il 1941 e il 1943 nel giornale universitario di Salerno; questa propensione all'inchiesta descrittiva si riconosce anche nei successivi romanzi, nelle collaborazioni giornalistiche che avrà in futuro con vari quotidiani (tra cui La Repubblica e Il Mattino) e nei programmi televisivi ai quali sarà chiamato a collaborare.La Nocera amata e odiata, chiamata con il vezzeggiativo Nofi, e Napoli diventano fin dagli inizi della sua carriera di scrittore fonte d'ispirazione per le sue opere narrative.Dopo il suo primo racconto quasi dimenticato dalla bibliografia ufficiale, La Figlia di Casimiro Clarus pubblicato sulla rivista Mercurio nel 1945, Rea ottiene (anche con un certo clamore) l'attenzione della critica e del pubblico con i racconti di Spaccanapoli del 1947, dove con grande acume descrittivo fa emergere l'immagine di un meridione d'Italia sospeso fra il grottesco e il tragico, unendo con grande abilità stilistica realismo crudo e fantasia illimitata d'immagini poetiche, raggiungendo una notevole profondità espressiva.Dopo questo libro pubblica nel 1948 per il teatro Le Formicole rosse; anche in questa opera minore esprime con vigorosa immediatezza le passioni, i furori e le speranze del proletariato napoletano. Con la raccolta di racconti Gesù, fate luce del 1950 (con la prefazione dell'illustre critico Francesco Flora) l'anno dopo vince il Premio Viareggio. Rea esplora in quel periodo anche temi memorialistici come in Ritratto di maggio, resoconto nostalgico di un anno di scuola, Una vampata di rossore (1959), un romanzo in cui l'azione si svolge nell'immaginaria e sempre cara Nofi, e Diario napoletano (1971); scrive anche delle poesie raccolte in L'altra faccia (1965).Nel 1963 ricompare in pubblico a Napoli in occasione della presentazione di un libro con il critico Luigi Silori [1].Nel 1979 lo vediamo a Salerno,alla Camera di Commercio, dove presenta alla stampa l'opera di estetica morale Il vangelo di Matteo, dello scrittore salernitano Franco Pastore e Liana Annarumma.Dopo anni di silenzio nel 1985 pubblica Il fondaco nudo, ancora una raccolta di racconti che, oltre a confermare una rara coerenza, dà prova di un'ulteriore maturazione stilistica.Nel 1992 torna nel paesino immaginario di Nofi con Ninfa plebea, storia dell' "educazione sentimentale" della adolescente Miluzza, un romanzo crudo ed essenziale, col quale vince nel 1993 il Premio Strega, e in cui lo scrittore con una rinnovata capacità creativa indirizza verso un erotismo sospeso tra realismo ed elaborazione fantastica.All'alba del nuovo anno Rea, ancora intento a scrivere nella sua villa di Posillipo a Napoli, il 26 gennaio 1994, muore serenamente colpito da un ictus.Lo scrittore riposa nel cimitero di Nocera Inferiore.I suoi lavori, dai racconti dell'esordio di Spaccanapoli sino al suo ultimo romanzo Ninfa plebea, sono oggi riuniti in un unico volume della collana I Meridiani, curato da Francesco Durante e introdotto da Ruggero Guarini.Tematica [modifica]

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Agli inizi del suo percorso narrativo, Rea si trova ad essere rivolto verso il passato della nostra letteratura piuttosto che verso il presente, se consideriamo le sue letture sia dei classici italiani (Boccaccio, Santa Caterina da Siena, Manzoni), sia dei suoi prediletti scrittori partenopei (Basile, Mastriani, Imbriani), facendosi guidare dal suo interprete più drammatico, il De Sanctis. Su questi autori Rea modella la sua prosa, come chiariscono le citazioni messe sotto il titolo di ogni racconto.La narrativa di Rea si può ritenere in alcune sfumature neorealista, anche se i suoi libri non contengono messaggi come quelli di Ignazio Silone o i lamenti sulle piaghe del Mezzogiorno come nel fortunato Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, ma testimonianze argute e implacabili, che sotto lo stimolo dell'onestà intellettuale si sforzano di trasmettere senza malizie stilistiche ciò che Napoli stava subendo negli anni della ricostruzione postbellica.Come il neorealismo cinematografico e come alcune arti figurative, il suo stile interpreta la realtà nuova emersa dalla guerra. Più tardi Rea tornerà su questo periodo con un giudizio non troppo lusinghiero «di quel lavoro dal tono collettivo, che ebbe inizio nel lontano dopoguerra» scrive nel libro Le Ragioni narrative (1960) «oggi restano sparsi fuochi, su vaste zone coperte di cenere». In realtà lo sforzo c'era stato, non folcloristico né politico, ma umano.Scrittore irrequieto rispetto ai gruppi di intellettuali napoletani contemporanei, Rea visse da isolato senza poter essere assimilato a nessuna corrente letteraria, estraneo a qualsiasi gruppo susseguente alla rivista letteraria La Ronda, lontano dall'impegno politico militante per mancanza di illusioni sulla "natura umana" ma non per questo, scrivendo quasi sempre temi di disagio ambientale, meno impegnato nella denuncia delle piccole e grandi ingiustizie quotidiane.Lo scrittore così adatta un tipo di narrativa trecentesca e rinascimentale, a quella della percezione del dolore e della gioia, di cui era prodigo il tempo nel quale era vissuto.Opere [modifica]

Spaccanapoli (1947)
Le formicole rosse (1948)
Gesù, fate luce! (1950) - Premio Viareggio (1951)
Ritratto di maggio (1953)
Quel che vide Cummeo (1955)
Una vampata di rossore (1959)
Il re e il lustrascarpe (1960)
L'altra faccia (1965)
I racconti (1965)
Diario napoletano (1971)
Fate bene alle anime del purgatorio (1977)
Illuminazioni napoletane (1977)
Il fondaco nudo (1985)
Pensieri della notte (1987)
Crescendo napoletano (1990)
L'ultimo fantasma della moda (1992)
Ninfa plebea (1992) - Premio Strega (1993)
I ragazzi di Nofi (1999)
Onorificenze [modifica]

Cavaliere di Gran Croce (Ordine al merito della Repubblica Italiana)— Roma, 27
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